Incontro con don Battista Borsato, responsabile pastorale familiare diocesi di Vicenza

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Nell’ultimo consiglio pastorale don Matteo, raccogliendo da parte di alcune coppie divorziate e risposate che aveva avuto l’occasione di incontrare, il desiderio di approfondire la loro vita di fede come coppie che vivono questa realtà particolare, aveva proposto un incontro con don Battista Borsato, aperto a loro e al consiglio pastorale.

L’incontro si è svolto lunedì 10 dicembre ed effettivamente la partecipazione è stata numerosa, segno di un’esigenza che come comunità dobbiamo accogliere e da cui dobbiamo lasciarci interpellare.

La Chiesa si è trovata ad affrontare la problematica delle coppie divorziate e risposate soltanto dal 1974, anno del referendum sul divorzio. Se l’atteggiamento iniziale è stato di esclusione (divorziati e risposati erano scomunicati), in realtà nel giro di pochi anni è cresciuta la sensibilità ed è cambiato il modo di considerare queste nuove coppie, che devono essere accolte nella comunità perchè ne fanno parte. Pur dentro l’esperienza della fragilità e della debolezza, anche loro devono vivere la loro vita di fede dentro la chiesa.

Queste coppie vivono una specie di seconda chiamata all’amore, che deve essere rispettata.

Al centro della nuova storia di coppia non c’è più l’indissolubilità, ma l’amore, un amore in cui l’uomo e la donna devono credere, su cui devono investire, che devono vivere a fondo perchè possa aprirsi anche all’esterno, al mondo circostante e divenire quindi amore maturo.

A noi comunità spetta il compito di accogliere, evitando innanzitutto di esprimere giudizi: ogni persona ha il suo percorso di vita, a cui deve essere offerto uno spazio perchè possa essere raccontata.

La comunità cristiana deve quindi prestarsi innanzitutto all’ascolto, per condividere le fatiche, per aiutare, per conoscere, sostanzialmente per tessere legami con persone che vivono con grande sofferenza la sensazione di sentirsi escluse. Abbiamo davvero percepito in quell’incontro quanta inquietudine e quanto dolore c’è dietro al divieto di partecipare all’Eucarestia e don Battista, a questo proposito, ha lanciato una forte provocazione per tutti: quante sono le persone cosiddette “regolari” per la Chiesa che sentono questo desiderio vivo di potersi nutrire del pane buono dell’Eucarestia? E quante sono le persone che la vivono con consapevolezza, sapendo che prendere quel pane significa lasciarsi coinvolgere, dire di si all’invito a vivere come Gesù ha vissuto, amare come lui ha amato nella quotidianità a cui ritorniamo dopo essere usciti di chiesa?

E’ una provocazione forte, da cui dobbiamo lasciarci interpellare!

Se anche non è possibile ricevere l’Eucarestia, è comunque possibile partecipare pienamente alla vita della chiesa, che è fatta di ascolto della Parola, nei momenti di preghiera comunitari e nella Messa, è fatta di partecipazione attiva alle iniziative dei vari gruppi che operano nella parrocchia (Caritas, Oratorio, Sagra, …).

Aprirsi alla realtà che ci circonda, crescere nelle iniziative di solidarietà, di giustizia, di carità: non è forse questo vivere l’Eucarestia?

Spetta a noi quindi il compito di aiutare queste coppie a recuperare il senso di appartenenza alla vita della chiesa, sollecitandole ed invitandole calorosamente ad inserirsi nei vari ambiti parrocchiali, dove possano davvero sentirsi parte attiva.

Occorre infine avere uno sguardo positivo sulle famiglie di oggi, che non vanno scomparendo ma si stanno trasformando. La famiglia è la sede degli affetti, è il luogo privilegiato dove l’amore “per sempre” si può realizzare. E se c’è l’amore, anche le coppie divorziate e risposate, pur vivendo la sensazione vera e condivisibile di sentirsi lontane dalla chiesa, per le regole ecclesiastiche fatte comunque da uomini che tentano di vivere la loro fedeltà a Cristo, d’altro canto non sono lontane dal Regno di Dio, che è l’amore. Se c’è l’amore, questo non può non far parte del grande progetto di pace, di armonia, di bellezza, di amore che Dio ha per noi.

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